Quel che succede al Berghain, rimane al Berghain… Anzi no, me lo porto con me, và.

Domenica mattina sono tornata a ballare al Berghain. Ci sono stata qualche ora, e come sempre è stato grandioso. Se Fantozzi cantava ‘sveglia e caffè, barba e bidet, presto che perdo il tram’ io lo riadatto ai miei giorni berlinesi con un ‘sveglia e caffè, Berghain e bidet’. Techno a palla, con battiti così forti e potenti da farti vibrare la cassa toracica: la miglior sveglia di sempre. Il locale era incredibilmente strapieno, centinaia e centinaia di persone ad ondeggiare e scatenarsi al ritmo dei pesantissimi bassi che il colossale impianto offre. Dentro era tutto buio e i grandi spazi della ex centrale elettrica venivano di tanto in tanto pennellati dalle strobo blu, ma si intravedeva la “luce” diurna (le virgolette sono d’obbligo visto che il sole non si fa vedere da X giorni) fare capolino dalle finestre ben chiuse. E in un rapido momento in cui una luce bianca ha illuminato la pista dando un volto e un corpo a tutta quella gente intorno a me, ho capito di essere esattamente dove volevo essere. ‘Non c’è un posto migliore di questo’ ho pensato sorridendo. E non solo perché trattasi di un club e tra l’altro particolarmente estremo, ma proprio perché è un posto dove nessuno ti giudica (se tralasciamo la severa door selection tipica dei locali berlinesi, con cui io sono d’accordissimo, ma questa è un’altra storia) o ti rompe le palle o ti importuna o ti squadra o ti ostacola o ti.

Perciò ho pensato ‘questa splendida sensazione di benessere, di libertà, di sicurezza, di testa sgombra e cuor leggero come se potessi volare in alto e spaccare il mondo, la voglio portare con me ovunque andrò, la piego piccola piccola e la metto nel borsellino tra la foto di mio nonno e quella che ho fatto al Photoautomat insieme alla mia amica L. . Così il Berghain sarà sempre insieme a me e magari quando ne avrò bisogno sarà un’arma preziosa. Si, perchè qui mi è capitato di soffrire e abbattermi e farmi calpestare. Ma adesso basta, si volta pagina e si deve ricominciare altrove e in un altro modo.

E non mi interessa se paraculati, falsi, nullafacenti, finti innocenti, lecchini, doppiogiochisti, bugiardi, meschini, vigliacchi, malavitosi, intrallazzati, egoisti, egocentrici, invidiosi, stronzi, cafoni, bocchinare sotto la giusta scrivania e sclerate con la fissa per il rosa ce la fanno sempre. O meglio mi interessava e a volte mi interessa ancora. E io non posso proprio dire di essere arrivata dove volevo. Ma questa è un’altra storia, il punto è un altro. Io ce la farò comunque, anche e soprattutto non essendo come voi. 

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